tessere la storia attraverso Sacre Relazioni

 In Eventi

mostra personale di Anastasia Moro

Opening 21 novembre ore 11

ospitata da Sabaoth Caffè | Sabaoth Church Biella (Via Quintino Sella 20, Vigliano Biellese) dal 21 novembre 2026 al 10 gennaio 2027.

Il giorno dopo, domenica 22 novembre dalle 14.30, l’artista condurrà un laboratorio di intreccio fotografico aperto al pubblico.

Una residenza, un luogo, una storia

La mostra nasce dalla residenza artistica vinta da Anastasia Moro alla quarta edizione del premio ArtRise, promosso da Open Art House_homegallery, con l’opera Sacre Relazioni. Il progetto è stato realizzato ad hoc sul territorio biellese e collocato in una porzione di uno degli edifici più storici e iconici di Vigliano Biellese.

Non è un luogo qualsiasi: qui nacque e produsse la Pettinatura Italiana, alla fine dell’Ottocento una delle prime industrie tessili internazionali. Circa duemila persone vi tessevano intrecciando non solo la lana, ma la propria vita: donne, uomini, intere famiglie che vivevano la fabbrica, il villaggio, la comunità.

Oggi una piccola parte di quest’area è abitata dalla Sabaoth Church Biella, comunità cristiana che si propone di restituire dignità e valore alle persone, in un percorso di crescita spirituale e sociale. La cura della persona è il fulcro della sua azione, sviluppata attraverso progetti sociali e culturali con particolare attenzione alle categorie più fragili, ma non solo.

La mostra costruisce un ponte tra questi due mondi: da un lato il luogo e il tempo di una delle prime fabbriche tessili del territorio, dall’altro la comunità di oggi, in un processo continuo di relazioni sacre, come la vita che prosegue intrecciandosi con quella del prossimo. Ne emergono legami tra persone di ogni età ed etnia: relazioni profonde che diventano agenti di trasformazione ed evoluzione sociale.

Volti in metamorfosi

La tecnica di Anastasia Moro dà vita a ritratti in parte spiazzanti: il singolo scompare per lasciare spazio alla pluralità, e i volti si trasformano. Frammenti di visi, occhi e sorrisi si fondono l’uno nell’altro, componendo un passaggio verso l’empatia, quella che agisce in chi lascia un pezzo di sé nell’altro e in chi lo accoglie. Una trasformazione invisibile quanto necessaria.

L’intento è rendere visibile l’invisibile: le sacre relazioni, quei legami che oggi possono ridefinire i confini della nostra società e rimettere al centro la sacralità dell’essere umano, attraverso l’ascolto e gesti concreti e inaspettati.

Le fotografie in bianco e nero vengono ritagliate a mano e intrecciate, due o tre alla volta, come in un lavoro d’ordito, alternate a strisce di carta specchiante, fino a dare forma a opere uniche. Una fotografia gestuale, fatta di ritaglio e intreccio, per raccontare il lento e naturale costituirsi delle relazioni, che chiedono tempo e vicinanza.

In queste opere si riflette la sacralità dell’individuo: nel rispetto, nell’ascolto e nella cura per sé stessi e, di conseguenza, per gli altri, secondo il grande mandato “amare gli altri come se stessi”. Un equilibrio che abbiamo perso, ma che possiamo riconquistare tornando alle nostre radici, per riconoscerci umani, connessi al cielo e agli altri.

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